Essendo un film questo che mi ha colpito molto, riporto la recensione anche qui

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Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Cast: Clint Eastwood, Ahney Her, Bee Vang, Christopher Carley
La frase che più si sente dire, parlando di un nuovo film di Eastwood, è questa: "Clint è come il vino, più invecchia più migliora". Frase ormai scontata, ma tanto scontata quanto vera, che ormai accompagna qualsiasi suo film.
Per parlare di Gran Torino effettivamente verrebbe da pensare la stessa cosa, ma questa volta Eastwood si è spinto oltre, ha fatto qualcosa di ancora migliore. Qua non siamo neanche più ai livelli di "capolavoro", è qualcosa che supera la parola "magnifico".
IL PERSONAGGIO: Clint Eastwood/Walt Kowalski
Succede a qualche regista, a volte, di trovare un attore che impersonifichi pienamente l'idea che hanno loro in mente per i loro personaggi. Verrebbe da pensare all'ultimo "legame" fra Cronenberg e Mortensen, oppure fra Tarantino e la Thurman, e via dicendo. Registi che si ritrovano ad usare spesso gli stessi attori, proprio perchè sono in grando di trasmettere meglio degli altri ciò che hanno in mente.
E per Eastwood? Era già stato chiarito nei tempi passati, ma ora lo è diventato ancora di più: Eastwood (attore) è il miglior attore per (Eastwood) regista. Ovvero: quando c'è Eastwood a essere il protagonista dei propri film, questi hanno una "magia" in più, capace di elevarli a un livello ancora superiore al normale.
E' il caso di questo Gran Torino, impensabile senza un volto come quello di Eastwood a fare da protagonista. Le sue battute taglienti e stringate sono tipiche dei suoi personaggi -fin dai tempi dei film di Sergio Leone, in cui era Eastwood stesso a consigliare al regista italiano di modificarle- ma nel caso di questo film sono letteralmente "esplose". Se prima si è sempre limitato a centellinarle per strappare il sorriso di tanto in tanto nello spettatore, in Gran Torino è invece un fiume in piena, vero e proprio "bomber" di apostrofi pungenti verso chiunque, dai coreani suoi vicini di casa agli italiani che tagliano barba e capelli.
A rivedere le sue precedenti interpretazioni, verrebbe quasi da pensare che avesse sempre il "freno a mano tirato", rispetto a questo Walt.
Come già detto in precedenza, il numero incredibile di insulti che elargisce verso chiunque fa diventare il suo personaggio estremamente comico, aiutato sicuramente da una sua particolare mimica facciale che a volte lo fa sembrare talmente adirato da poterlo paragonare a un toro a cui escono sbuffi dalle narici. Eastwood apostrofa "quei cinesi" nei peggiori modi possibili, per tutto il film, ma non risparmia battutaccie neanche ai propri figli o al proprio barbiere, finendo per far ridere più di una volta per il suo essere così burbero. E' un Eastwood "a briglia sciolta" questo Walt Kowalski, e nuovamente viene da pensare che nessun altro attore avrebbe potuto reggere un personaggio del genere -provocando risate- se non lui stesso. Anzi, in alcuni casi da quasi l'impressione di voler essere il personaggio che Eastwood ha sempre voluto interpretare ma che non ha mai potuto fare per via del suo essere così "estremo", che poteva reggere solo nel caso di una sceneggiatura molto particolare quale è appunto Gran Torino.
E' nel finale del film che, invece, riesce a spiazzare tutti con una scelta decisamente non prevista. I suoi personaggi si sono ritrovati già più volte nel corso del suo Cinema davanti a situazioni di abusi di violenza verso i propri amici/conoscenti, come per esempio in Gli spietati quando il personaggio di Morgan Freeman viene brutalmente ucciso. In quei casi la reazione del personaggio eastwoodiano è sempre stata violenta; William Munny imbraccia il fucile che non usava più da tempo, si rimettere a bere e a bestemmiare e si reca dallo sceriffo Little Bill per avere la sua vendetta. Qua in Gran Torino invece la reazione è opposta; a vedere come si sviluppano le situazioni finali verrebbe da pensare che Walt Kowalski imbracci anche lui il suo fucile e vada ad ammazzare la gang malavitosa di coreani, e invece non andrà così.
Laddove William Munny, per riuscire a sopportare la perdita del suo amico, decide di andare ad uccidere l'assassino, Walt Kowalski ragiona in maniera opposta. Walt è malato -probabilmente non gli rimane troppo da vivere- e sa che la sua vita finirà presto. C'è il problema di questa gang che ha picchiato e violentato Sue e non lascia stare Thao e, come lui stesso dice all'interno del film, "fino a quando quella gang sarà in giro Thao e la sua famiglia non saranno mai lasciati in pace". Come reagire quindi? Laddove William Munny per poter continuare a vivere in pace con la sua coscienza uccideva i suoi nemici, qua Walt Kowalski sacrifica se stesso per far vivere la famiglia di Thao. Nella scena finale del film, che è una delle più intese che io abbia mai visto in vita mia, il personaggio di Eastwood compie un'ulteriore evoluzione: dona la propria vita, ormai compromessa dalla salute e da un mondo che non riesce più a capire, per far vivere chi invece ha un avvenire davanti a sè, come Thao e Sue.
Siamo quindi all'ennesimo ribaltamento delle teorie eastwooddiane, una sorta di "evoluzione ultima" a cui Eastwood, sia come Autore sia come personaggio attoriale, si approccia alla fine di quest'opera.
Tutto questo non può non farmi venire le lacrime agli occhi se penso che probabilmente questo sarà l'ultimo film interpretato da Eastwood, che attraverso la fine di Walt dipinge anche la fine "totale" di tutti i suoi personaggi, in una sorta di "largo ai giovani e via ai vecchi" che sembra essere la conclusione dell'opera. Siamo dunque in presenza di qualcosa di molto più grosso di un "semplice" capolavoro: questa è la conclusione di un modo di pensare/interpretare un personaggio che va avanti da circa cinquant'anni, che si è evoluto nel corso di tutto questo tempo e che qua giunge al termine.
IL FILMQualcuno ha addirittura detto che Gran Torino è un film sul razzismo. E' un modo di inquadrare quest'ultima fatica di Eastwood in modo assai superficiale, sarebbe come dire che Million dollar baby è un film sulla boxe. Eastwood da sempre utilizza argomenti di partenza per poi fare il suo personalissimo Cinema, così come ha fatto qua in Gran Torino, quindi credo di poter dire in assoluta tranquillità che dipingere questo film come "anti razzista" è una grossa stupidaggine.
E' semmai un film sulla vecchiaia, sui tempi andati e sui valori passati che, al giorno d'oggi, sembrano non valere più. Come se l'america di oggi non fosse più "un paese per vecchi", come titolavano i fratelli Coen con il loro film. Questa sensazione, grazie anche al modo di girare di Eastwood che prevede di girare ogni scena con la stessa intesità come fosse l'ultima, viene avvertita in più punti durante tutto il film. L'unica bandiera americana esposta nel quartiere, così come la Gran Torino parcheggiata nel garage, sono solo alcuni di questi. Una delle tante scene che mi hanno colpito a tal proposito, per esempio, è stata quella che vede Walt seduto nella sua veranda ad osservare la Gran Torino, fumando una sigaretta al tramonto del sole. Walt la osserva e pronuncia con un sospiro "che meraviglia", creando un'atmosfera quasi magica. In quel momento c'è tutto il personaggio eastwooddiano: Walt guarda la Gran Torino e la ammira per le macchine che facevano un tempo -"non come quelle straniere di adesso"-, perchè gli ricorda gli anni in cui è uscita e, volendo, dal punto di vista registico anche perchè gli ricorda il Cinema di quegli anni. E' un continuo sguardo malinconico al passato questo Gran Torino, vissuto da qualcuno che sia nel film sia nella "vita vera" l'ha vissuto.
La conclusione dell'opera poi è da ricordare con particolare attenzione. Thao, una volta ereditata la Gran Torino, viene inquadrato mentre la guida con affianco il cane di Walt, a dimostrazione del fatto che "il testimone" è stato passato. Le note della canzone Gran Torino iniziano a sentirsi in sottofondo, canzone fra l'altro composta e in parte anche cantata dallo stesso Eastwood, e lasciano scomparire dall'inquadratura Thao che, percorrendo la lunga strada, esce dal quadro della macchina da presa. Nel giro di pochi istanti, anche altre macchine attraversano la stessa strada, e così come Thao oltrepassano il pezzo inquadrato dalla mdp e scompaiono. Eastwood in questo ultimo frangente è incredibilmente chiaro: la vita scorre, per tutti, così come lo è stato per Walt lo sarà per Thao, e per tutte le altre persone di questo mondo. E' un po' come se volesse "consolare" lo spettatore, ormai commosso, facendogli capire che "è la vita", niente di più e niente di meno.
E' per tutti questi motivi che non metterò nessun voto . Questa ultima opera di Eastwood è fuori da qualsiasi metro di giudizio, perchè non solo ha il pregio come le altre sue opere di migliorare la precedente, ma ha anche una funzione di "chiusura" sul personaggio da lui inventato. E' quindi un vero e proprio traguardo raggiunto, svolto nel miglior modo possibile.
Chiudo con una speranza: in america il film ha già incassato 144 milioni di dollari. Speriamo che questo funzioni da incentivo per Eastwood a non lasciarci orfani dei suoi magnifici personaggi.
[tratto da:
http://thebestmovies.myblog.it/]